venerdì 30 maggio 2008

MIO PADRE


Il ricordo è scontato, perchè te lo senti radicato nel petto, che si fa peso e pressione sul cuore quando ci pensi.

Non c'è più; una parte della sua realtà materiale si sta consumando in un parco, all'ombra di due grandi cipressi.

Un'altra parte si estende in me e nei miei figli, ma è in me che riecheggiano ancora le sue parole, la sua voce, i suoi silenzi, la sua fatica di vivere, infine la sua sofferenza.

Ogni tanto qualcuno mi fa sbirciare nel suo cassetto di ricordi dove conserva qualcosa di babbo, e mi ricaccia in un sottile e profondo dolore assieme alla tenerezza ed alla nostalgia dei suoi occhi dolci e del suo immenso cuore.

Erasmino Santoro, suo compagno e coetaneo, l'ho incrociato stamattina mentre camminava per strada, incerto; un forte tremore alla mano sinistra. L'ho salutato pronunciando telegraficamente il mio nome e quello di mio padre perchè temevo non ricordasse. E mentre mi allontanavo, lui ad alta voce: "Come no!? Luca! Persona povera ed onesta. Anche se è morto gli devi essere riconoscente!"