
Se non c'eri tu nel viale, o nei campi di gioco, o vicino alla cappella c'era sempre e comunque la tua presenza: i pini, gli abeti, i salici, le siepi parlavano di te, erano te sempre con noi.
Tu spesso chino a zappare o dissodare, a sfoltire le siepi; sempre intento a fare piccola manutenzione dappertutto; barista, chierichetto, attore e regista di teatro. Poche parole in un settentrionale nuovo e curioso che noi, ragazzini di dieci anni, imitavamo scherzando.
Era bello, le sere di inverno, mentre eravamo intenti a fare le prove di teatro, vederti sbucare dal buio del salone per seguirci in silenzio o darci qualche prezioso consiglio o portarci dei dolci o da bere.
Instancabile, modestissimo in tutto, pregavi con il raccoglimento, la fede e la semplicità del contadino che a fine giornata, dopo la fatica ed il sole cocente, rivolge il pensiero di lode e ringraziamento a Dio.
Non sei stato un lampo passeggero, ma un lume discreto, sempre acceso e presente che ha emanato una luce soffusa e calda. Quella luce è entrata in punta di piedi nella vita di tanti ragazzini che oggi, anche grazie a te, sono dei buoni ed onesti cittadini.
Oggi l'olio del lume è finito: l'hai consumato per noi fino all'ultima goccia e quel lume si è spento; ma ora tu sei nella Grande Luce e fra le braccia di Don Bosco.
Ora le tue mani callose e le tue braccia forti devono solo riposare.
Ora sei luce pura.













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