mercoledì 11 giugno 2008

DULCE ET DECORUM EST PRO PATRIA MORI



Ricordo tempo fa ero piccolissimo ed ero affascinato dall'idea di poter vedere il luogo dove mio padre lavorava. Sapevo che era un aeroporto, per di più militare, e quindi pensavo agli aerei da combattimento (proprio quelli che tre giorni fa l'ex ministro di Grazia e Giustizia del precedente governo Berlusconi, Castelli, che è un ingegnere, ha definito, in una trasmissione giornalistica della domenica pomeriggio su Rai 3, "aerei da caccia").

Un giorno - lo ricordo come se fosse oggi, anche perchè l'espressione è diventata quasi proverbiale ed è stata più volte ed in più occasioni ripresa per sorriderci sopra -mio padre mi citò una iscrizione che doveva trovarsi all'ingresso dell'aeroporto e che diceva : "Chi per la patria muore vissuto è assai" e che lui, immediatamente a seguire, nella sua visione umile e semplice della vita, commentò: "Ai fessi!"

Non c'è dubbio che è pressochè anacronistico oggi, nel marasma dell'utilitarismo individuale, dell'edonismo da passatempo e nell'annullamento di cervelli e di coscienze parlare di valori come la cultura, il sociale, la patria.

Temo che se facessimo un'inchiesta e chiedessimo a gente fra i venti ed i quarant'anni cos'è la Costituzione, chi è il Capo dello Stato, cos'è l'Italia, ad essere fortunati potremmo sentirci dire, (pressapoco come sentii dirmi da un signore a cui avevo chiesto se da piccolo avesse preso il tifo e che mi rispose "..che è, il pallone?") che è una squadra di calcio che due anni fa vinse i mondiali!

Mai ho visto sentimenti di comunione ideologica trasversale e quasi universale di "patria" come quando gioca "la nazionale".

Neanche se fossimo invasi da una nazione imperialista ci sentiremmo così italiani come ci sentiamo quando gioca "l'italia".

Benzina alle stelle, licenziamenti imminenti, truffe e delitti efferati, libertà di pensiero e di espressione passano in secondo piano (ammesso che siano mai stati in primo piano!): quando gioca "l'italia" siamo tutti così presi che il nostro fervore, il nostro senso di appartenenza, il nostro patriottismo farebbe invidia persino a Garibaldi!.

Torna a bomba, ahime!, il "panem et circenses",.... e che Dio ce la mandi buona!

Nessun commento: