sabato 7 febbraio 2009

OMAGGIO AL SIGNOR SETTI

Alfonso Setti, per tutti noi il “Signor Setti”, se n’è andato. In silenzio, in punta di piedi era arrivato a Santeramo, uno dei primi Salesiani, ed in punta di piedi se n’è andato!
È un luogo comune parlare bene di chi non c’è più, ma lui si è fatto amare da sempre. Sono così innumerevoli le cose buone che si possono dire di lui che è difficile raccogliere e raccontare una antologia della sua vita: un brav’uomo, umile, laborioso, disponibilissimo, capace di spaziare dalla botanica alla musica, dalla recitazione alla gestione del bar dell’Oratorio, dalla profonda e radicata spiritualità agli atteggiamenti più gioviali e spensierati.
In tutti questi anni ha cantato, spazzato, recitato, potato, cucinato, animato, pregato, riparato, piantato, spiantato, manutenuto……ha fatto di tutto!
Nel silenzio e nella più discreta umiltà. Senza aspettare indicazioni da nessuno. Dove c’era da fare qualcosa, lì c’era lui: il metodo preventivo di Don Bosco.
Si sentiva come un secondo padre per tutti noi, lui che non era sposato ma non era neanche sacerdote. Certamente siamo stati i suoi figli, e ci ha amato come gli ha insegnato Don Bosco.
Un papà che con discrezione ed amorevolezza ha dato il suo contributo alla crescita di tanti di noi che oggi sono un po’ più buoni cristiani ed un po’ più onesti cittadini grazie a lui.
L’abbiamo visto spegnersi lentamente, letteralmente consumatosi nel servizio incessante agli altri.
Rimarrà nel cuore di tutti noi la luce dei suoi occhi, sempre vispi ed attenti, azzurri, come il cielo da dove ora continua a seguirci da buon padre che non abbandona mai i suoi figli.

martedì 15 luglio 2008

ADDIO AD UN AMICO


Se non c'eri tu nel viale, o nei campi di gioco, o vicino alla cappella c'era sempre e comunque la tua presenza: i pini, gli abeti, i salici, le siepi parlavano di te, erano te sempre con noi.

Tu spesso chino a zappare o dissodare, a sfoltire le siepi; sempre intento a fare piccola manutenzione dappertutto; barista, chierichetto, attore e regista di teatro. Poche parole in un settentrionale nuovo e curioso che noi, ragazzini di dieci anni, imitavamo scherzando.

Era bello, le sere di inverno, mentre eravamo intenti a fare le prove di teatro, vederti sbucare dal buio del salone per seguirci in silenzio o darci qualche prezioso consiglio o portarci dei dolci o da bere.

Instancabile, modestissimo in tutto, pregavi con il raccoglimento, la fede e la semplicità del contadino che a fine giornata, dopo la fatica ed il sole cocente, rivolge il pensiero di lode e ringraziamento a Dio.

Non sei stato un lampo passeggero, ma un lume discreto, sempre acceso e presente che ha emanato una luce soffusa e calda. Quella luce è entrata in punta di piedi nella vita di tanti ragazzini che oggi, anche grazie a te, sono dei buoni ed onesti cittadini.

Oggi l'olio del lume è finito: l'hai consumato per noi fino all'ultima goccia e quel lume si è spento; ma ora tu sei nella Grande Luce e fra le braccia di Don Bosco.

Ora le tue mani callose e le tue braccia forti devono solo riposare.

Ora sei luce pura.

mercoledì 11 giugno 2008

DULCE ET DECORUM EST PRO PATRIA MORI



Ricordo tempo fa ero piccolissimo ed ero affascinato dall'idea di poter vedere il luogo dove mio padre lavorava. Sapevo che era un aeroporto, per di più militare, e quindi pensavo agli aerei da combattimento (proprio quelli che tre giorni fa l'ex ministro di Grazia e Giustizia del precedente governo Berlusconi, Castelli, che è un ingegnere, ha definito, in una trasmissione giornalistica della domenica pomeriggio su Rai 3, "aerei da caccia").

Un giorno - lo ricordo come se fosse oggi, anche perchè l'espressione è diventata quasi proverbiale ed è stata più volte ed in più occasioni ripresa per sorriderci sopra -mio padre mi citò una iscrizione che doveva trovarsi all'ingresso dell'aeroporto e che diceva : "Chi per la patria muore vissuto è assai" e che lui, immediatamente a seguire, nella sua visione umile e semplice della vita, commentò: "Ai fessi!"

Non c'è dubbio che è pressochè anacronistico oggi, nel marasma dell'utilitarismo individuale, dell'edonismo da passatempo e nell'annullamento di cervelli e di coscienze parlare di valori come la cultura, il sociale, la patria.

Temo che se facessimo un'inchiesta e chiedessimo a gente fra i venti ed i quarant'anni cos'è la Costituzione, chi è il Capo dello Stato, cos'è l'Italia, ad essere fortunati potremmo sentirci dire, (pressapoco come sentii dirmi da un signore a cui avevo chiesto se da piccolo avesse preso il tifo e che mi rispose "..che è, il pallone?") che è una squadra di calcio che due anni fa vinse i mondiali!

Mai ho visto sentimenti di comunione ideologica trasversale e quasi universale di "patria" come quando gioca "la nazionale".

Neanche se fossimo invasi da una nazione imperialista ci sentiremmo così italiani come ci sentiamo quando gioca "l'italia".

Benzina alle stelle, licenziamenti imminenti, truffe e delitti efferati, libertà di pensiero e di espressione passano in secondo piano (ammesso che siano mai stati in primo piano!): quando gioca "l'italia" siamo tutti così presi che il nostro fervore, il nostro senso di appartenenza, il nostro patriottismo farebbe invidia persino a Garibaldi!.

Torna a bomba, ahime!, il "panem et circenses",.... e che Dio ce la mandi buona!

venerdì 30 maggio 2008

MIO PADRE


Il ricordo è scontato, perchè te lo senti radicato nel petto, che si fa peso e pressione sul cuore quando ci pensi.

Non c'è più; una parte della sua realtà materiale si sta consumando in un parco, all'ombra di due grandi cipressi.

Un'altra parte si estende in me e nei miei figli, ma è in me che riecheggiano ancora le sue parole, la sua voce, i suoi silenzi, la sua fatica di vivere, infine la sua sofferenza.

Ogni tanto qualcuno mi fa sbirciare nel suo cassetto di ricordi dove conserva qualcosa di babbo, e mi ricaccia in un sottile e profondo dolore assieme alla tenerezza ed alla nostalgia dei suoi occhi dolci e del suo immenso cuore.

Erasmino Santoro, suo compagno e coetaneo, l'ho incrociato stamattina mentre camminava per strada, incerto; un forte tremore alla mano sinistra. L'ho salutato pronunciando telegraficamente il mio nome e quello di mio padre perchè temevo non ricordasse. E mentre mi allontanavo, lui ad alta voce: "Come no!? Luca! Persona povera ed onesta. Anche se è morto gli devi essere riconoscente!"

martedì 29 aprile 2008

IL FINI GIUSTIFICA IL MEZZO










Il compianto Indro Montanelli amava citare il detto latino "Nomen omen", riferendosi spesso a personaggi della nostra vita politica (notasi "personaggi" e non "personalità"): e come non dargli ragione!?

Nell'attuale momento storico-politico individuo alcuni casi emblematici.



Il presidente dell'UDC fino alla vigilia delle consultazioni politiche di aprile 2008 ha rischiato di andare molto vicino al suo "omen": infatti ha salvato la faccia appena in tempo ritirandosi in extremis dalla combriccola dei neo salvatori della patria.

L'ex portavoce del presidente del consiglio "in pectore" ricorda molto nel nome e nel tono della voce un bravo comico milanese! (servo sciocco)

Il nuovo presidente del Senato ha un cognome che è tutto un programma!

Dulcis in fundo: c'è anche chi, con cavalleria verso il suo cavaliere, si è completamente annullato politicamente e quasi fisicamente; si potrebbe dire, nel nostro caso, che il "fini" giustifica quel mezzo uomo, entrando e dissolvendosi nella "Casa" (targata Merlin?)

Sul dolce manca solo la ciliegina: per credere a quel "mezzo" a cui si sacrifica il "fini" ci vuole solo "fede"!

sabato 5 aprile 2008

GRAZIE PER ESSERE ESISTITO



Più di trent'anni fa terminava la sua esperienza terrena.
Nick Drake, cantautore inglese pressochè sconosciuto sino quasi ai nostri giorni.
Dolcezza e malinconia, atmosfere soffuse, lamento disperato di chi non è compreso.

"La fama non è che un albero da frutto
così tanto malsano
non può mai fiorire
finchè il suo tronco non resta nella terra
così gli uomini di fama
non possono mai trovare una strada
fino a quando tanto tempo non è trascorso
dal giorno della loro morte"

In FRUIT TREE , dall'album FIVE LEAVES LEFT c'è il suo testamento spirituale, summa della profondità del suo sentire e della bellezza dei paesaggi e delle atmosfere veicolate dalle sue note, note che pervadono e fanno quasi percepire il suo respiro ed il suo pianto.
Ogni volta che lo ascolti è come rievocare il suo spirito in una dimensione dove non è mai esistito.
Ascoltarlo non ti lascia mai indifferente.
Se esiste un paradiso dei musicisti, lui sarà certamente lì.


http://www.nickdrake.too.it/

mercoledì 2 aprile 2008

IL CAVALIERE RITORNA ALL'ATTACCO


Lasciatelo parlare!

Io penso che l'unico modo per dargli un colpo decisivo sia lasciarlo parlare.

E' ormai così invasivo, ripetitivo, ossessivo, offensivo per cui lasciarlo parlare potrà renderlo autolesionista.

Accogliamo la sua preghiera e la sua esigenza di abolire la "par condicio", lasciamolo fluire liberamente sulle sue reti e finirà per nauseare i suoi stessi sostenitori.